Summer 2014 in Valle Vedasca It.

PARCO PER NATURA E  CULTURA

 Un progetto colettivo Italiano/Svizzero nella regione di Dumenza / Maccagno/ Monte Lema / Valle Veddasca / Indemini

 In collaborazione con Communità Montana, Commune di Cassano Valcuvia, Signora Sibiana e Nuovo Walser:

Ursus Schwarz, agricoltore laureato/mentore Demeter & arte sociale e-mail/ uur@gmx.ch/ adressa postale: Ursus Schwarz, Rechenstr.30, 9014 St.Gallen / Svizzera

Maggie Appenzeller, segretaria, e-mail: maggie.appenzeller@shiatsu-am-tier.ch

Progetto pilota globale-nativo / Nuovo Walser (GNW)

Parco per Natura e Cultura in Montagna nel Val Veddasca

 Val Veddasca si trova sulla costa orientale del Lago Maggiore, è una

valle in provincia di Varese, Italia e del cantone Ticino, Svizzera; inizia

dietro Macaccno-Dumenza, vicino al Monte Lema e al Monte Tamaro,

nonchè Indemini – CH.

Gli obiettivi e motivazioni di questo progetto pilota per parchi, natura

e cultura alpine in paroli chiave sono i seguenti:

 

– COSTRUZIONE DI NUOVI POSTI DI LAVORO SOSTENIBILI E

POSSIBILITA’ DI REDITTI PER PERSONE GIOVANI E PIÙ ANZIANI

– AGROTURISMO; DIVERSIFICAZIONE E PROLUNGAMENTO DELLA

STAGIONE

– NUOVE OFFERTE COME: PEDAGOGIA DELLA NATURA, TERAPIA

SOCIALE; BENESSERE DELLA NATURA E ULTERIORI POSSIBILITÀ DI

REDDITO, CHE HANNO COME BASE IL NOSTRO NUOVO PROGETTO

CULTURALE ‘PAESE MONTUOSE’

– RICOLTIVAZIONE E STRUTTURAZIONE DI UN NUOVO TIPO DI

CULTURA CONTADINA ALPINA. METODI NUOVO WALSER (UTILIZZO

INTENSIVO, COLTIVAZIONE BIOLOGICA DI ORTAGGI,

PERMACULTURA)CON LAVORI CONSORZIALI, SOCIALI E RETICOLATI

(UTILIZZO DI DIVERSISINERGIE)

– TUTELA PAESAGGISTICO, PROTEZIONE ANTIINCENDI ED EROSIVA

– FRUIZIONE MIGLIORE DELLE RISORSE AMBIENTALI (FORESTA,

PASCOLI, TERRAZZE ED EDIFICI VECCHI, CHE STANNO PER

DECADERE)

Proposta di un progetto pilota per la Comunità Montana e le

comunità della regione in Val Veddasca:

il romantico e selvaggio Val Veddasca, a partire da Maccagno sul Lago

Maggiore in Italia che va fino a Indemini, Svizzera e Monte Tamaro e

Monte Lema, ha un potenziale fantastico, che non è ancora

veramente dischiuso. Questo paese avveneristico sudalpino è

addirittura un luogo ideale per un progetto pilota per un parco

naturale e una nuova cultura di un parco alpino, in quanto qua cè in

un ambiente abbastanza piccolo un paessaggio molto versatile, che

può essere escurso a piedi e a cavallo, Mountain Bike, Parapendio ed

inoltre, si puo arrivare con i servizi TP e PW. La zona è molto bene

accessibile dai grandi centri di sviluppo della Lombardia, Milano,

Lugano, dalla Svizzera tedesca e dalla Germania.

 

Sviluppare e vivere in nuovi sociali ed ecologici forme di vita e diculture :

Questi sono le motivazioni che stanno alla base per far ravvivare

campagne abbandonati in zone alpini. Inoltre non solo in Italia, ma in

tutto il mondo, esiste un crescente movimento, che sviluppano nuovi

modi di vita e di culture comunitari ed ecologici. L’interesse del

pubblico è grande, perché molti esseri umani sentono, che c’é il

bisogno di un rinnovamento di sana pianta.

 

(Links : GEN Global Ecovillage Network Europe: Homegen-europe.org/

eanche

CONACREIS – Home page www.conacreis.it/)

Global-Native/Nuovo Walser (GNW) – perché questo nome?

Questi esseri umani, che amano madre terra e la cultura alpina si

chiamano Global-Native/Nuovo Walser (GNW), seguendo la vecchia

cultura Walser e dal rispetto per la nostra patria il pianeta madre

terra. Occorrono ideali per questo progetto alpino ed una nuova

cultura sostenibile; una ricoltivazione di terre alpini abbandonati e

per comunità ecologici. I Walser e molti culture indigeni adempiono

questi funzioni di modello e di orientamento.

Come precedentemente accennato la Global-Native/Nuovo Walser

(GNW) con questo progetto ha lo scopo di sviluppare insieme alla

ricoltivazione, la costruzione di una tendenza avveneristica e una

sostenibile cultura delle alpi e montagne. Questo in accordo con la

centennaria tradizione Walser di coltivare in modo pacifico ed

armonioso, terreni distesi più in alto che sono inutilizzati.

Perchè un progetto-pilota insieme alla Communità Montagna (CM)?

L’organizzazione Communità Montagna (CM) è l’autorità nazionale in

Italia, che è responsabile per le zone di montagna. Noi vorremmo

sviluppare un progetto pilota con loro (CM) per costruire su livello

consorziale nuovi progetti nelle zone montuosi abbandonati, che

danno le possibilità di un utilizzo sostenibile e un’ efficizienza

economica e ai giovani disoccupati nuove prospettive di lavoro. Da

entrambi, persone disoccupati e terreni abbandonati montuosi

esistono abbastanza in Italia ed anche nel resto del Europa.

Quindi speriamo in una buona e fruttuosa collaborazione con CM e

crediamo che si possa ottenere qualcosa con questo progetto pilota e

progetti successivi per l’Italia, la Spagna, per persone disoccupati ed

altri interessati e per le zone montuose abbandonati, che infine torna

utile anche al CM e al loro benefit.

 

 

Perché un progetto pilota in Val Veddasca nella regione del Lago Maggiore, IT & CH?

 

Nel attuale difficile contesto economico cerchiamo di avviare questo

progetto pilota in una regione che presenta buone requisiti. Questo

in questa regione è dato, tra le altre cose, da molti terreni liberi ed

abbandonati e da molti offerte turistici ed inoltre dalla vicinanza a

Milano, alla Svizzera e alla Germania da cui provengono partner di

progetto e la clientela.

 

Cosa sono criteri di progetto e di lavoro? /normativa di proprietà & di utilizzo

Distribuite su questa regione montuosa vi sono molti terreni

abbandonati, pascoli, prati da falciare, campi che non vengono più

coltivati, terrazze, parzialmente ancora aperti e in parti già alberati,

che vorremmo volentieri utilizzare per questo progetto cooperativo.

Intendiamo tuttavia di aquistare il terreno solo eccezionalmente, ma

intendiamo sopratutto a ricoltivarlo, al fine di poter sviluppare basi

lavorativi e di vita a lungo termine. Le case o le rovine appartenenti

possono essere gestiti normalmente dai proprietari. Siamo

inanzitutto interessati alla ricoltivazione delle terre. Crediamo che

non dobbiamo essere per forza proprietari del terreno. La proprietà

può, se lo si desidera, quindi rimanere come è o essere rivenduti a

Abbiamo semplicemente bisogno del consenso del diritto di curare e

d’usofrutto del terreno. Eccezione è, se un proprietario vuole

coltivare personalmente suo terreno. Questa soluzione ha grandi

vantaggi per tutte le parti coinvolte ed è seconda la nostra grande

esperienza annosa l’unico modo, come poter recultivare e conservare

il territorio alpino/montuoso come ambiente di vita e cultura. Per

questo abbiamo bisogno di un regolamento pratico, che deve essere

elaborata in collaborazione con CM.

 

Quali sono le tecniche lavorative, culturali e di popolamento che Global-Native/Nuovo Walser (GNW) usano?

Noi GNW utilizziamo una combinazione di metodi nuovi ed anche

tradizionali, che si orientano all’ ecologia, la natura e alla necessità di

una economia individuale. Il nostro criterio più importante è un

servizio culturale per la natura/madre terra e gli esseri umani. Le

attività della GNW non sono a scopo di lucro, ma dovranno essere un

profitto sostenibile e socialmente compatibile per l’uomo, la

natura/madre terra e anche per le generazioni successive.

In pratica si arriva a questo con l’applicazione del pensiero alla

decellerazione, la permacultura, i metodi Demeter e la cooperazione

integrale con le creature della natura (minerali, piante , animali,

esseri umani e spirito). Nel concreto usiamo gli animali domestici ad

esempio in modo che possano vivere nel ambito naturale e per

questo abbiamo cosiddetti razze primitive o anchestrali come cavalli

d’islanda, yaks , bovini di altipiani scozzesi , corrispondenti razze di

pecore, capre, polli e api. Così deriva però meno utile diretto. In

confronto però i costi sono assai diminuiti e l’ambiente e l’uomo

approfittano tantissimo in un modo nuovo e diverso.

Che tuttavia finanziariamente i conti tornano per noi Global-

Native/Nuovo Walser (GNW) , è solamente possibile combinando

questo lavoro agricolo/culturale con il lavoro educativo, sociale e

terapeutico e prestazioni di servizi. Queste sinergie si sono già

dimostrati molto validi da anni ad es nella terapia sociale e

pedagogica della natura. Con altre parole, il nostro modo di vivere

semplice, naturale ed olistica è un ottimo luogo per un lavoro

educativo, sociale e terapeutico e prestazioni di servizi.

Questi servizi, conservazione del paesaggio e della cultura, nonché il

lavoro di carattere educativo, sociale e terapeutico, che sviluppiamo

e offriamo insieme con la natura e la madre terra beneficiano insiema

a noi stessi e alla nostra clientela protetta ed anche ai padroni dei

terreni e a tutta la società nel suo complesso.

Noi speriamo ed aspettiamo, che proprio dalle nostre offerte di

servizio tornano pagamenti conseguentemente equii dalla gente,

che beneficiano di ciò, o rispettivamente dalla società.

Un ulteriore fattore, che questa variante relativamente economica è

possibile per noi, è insieme al fattore che lavoriamo come impresa

cooperativa ed acquistiamo terreno solo eccezionalmente (e solo se

troviamo dei sponsor), quindi coltiviamo terra abbandonata , viviamo

e lavoriamo lì. Inoltre c’è da dire che viviamo nei yurti mongoli o

kirghisi o tuguri simili di low cost. Una parte della nostra cultura di

vita è da nomade con valli, monti – prealpi e alpi – alpi alti, per

questo le yurte mongole ecc. Perciò anche i nostri cavalli e pony, con

la quale questi possono essere trasportati, se necessario (se non ci

sono strade)  da un luogo all’altro.

Autorizzazione speciale per yurte mongole, fuochi, gabinetti naturali

antichi (di composta) e box boschivi.

Proprio per questo tipo di abitazione, che riduce enormemente i

costi , noi della GNW abbiamo bisogno di un’autorizzazione speciale

delle autorità CM, al fine di instaurare questi in luoghi diversi. Perché

spesso è utile posizionarli all’ombra o nella penombra degli alberi.

 

 

L’initiatore:

Ursus Schwarz, agricoltore diplomato/ contadino alpino bio e

maestro Demeter da tanti anni. Lui opera in questo contesto anche

arte sociale per lo sviluppo di nuovi modi di vita ecologici e di culture.

 

Fondatore di diversi progetti comunitari come: ‘Bärglütli’ e la

cooperativa Alleanza Nuova Walser e GNW, autore di due libri:

“Global-Native 1 Teorie e Global-Native 2 Pratica, nonché il musical

‘l’Europa, che futuro’.

 

Come potrebbe essere … un tratto del libro Global Native 2 pratica

PAG. 83:

Siamo arrivati appena un quarto d’ora più tardi sulla baita di vacche,

quando la nostra squadra di escursionisti, che sedeva comodamente

nel sottovento, costruito artisticamente, attorno ad un tavolo grande

rotondo e beveva latte del formaggio, che gli offriva la malgara e

diede inoltre riferimenti tecnici alimentari al miglior modo. Nei

tempi precedenti si avrebbe offerto sempre latte fresco intero agli

itineranti, ma questa quì sopra è così ricco e grasso nella sua

consistenza, che non si può bere così tanto, come il corpo avrebbe

bisogno di liquido e per altro quel latte intero a seconda dello

stomaco puo anche rimanere dentro con un pò di pesantezza. Cosa

che non è proprio ottimale quando si riparte prossimamente. Così si

avrebbe riscoperto un giorno, ciò che i vecchi ed alcune stelle del

cinema, come la Sophia Loren lo sapevano già da molto tempo. Bere

il latte di formaggio è molto sano e se si fa il bagno con ciò, fa anche

molto bella.

Per gli escursionisti è addirittura ideale, perché contiene molti

minerali, che durante la camminata vengono trasudati, e devono

nuovamente essere sostituiti per rimanere carichi. E poi ancora la

dose leggera di lattosio, anch’esso contenuto nel latte del formaggio

e che viene assunta subito dal organismo, senza aver gli effetti

collatterali nocivi dello zucchero comune.

La malgara si scusava, che non ci poteva offrire tutti i tipi di formaggi

freschi e a pasta dura , che loro producono nelle varie versioni dal

latte di yak, buffalo, vacca, capra e pecora. “Abbiamo per questo

troppi visitatori e troppo poco formaggio,” ha detto. Ho trovato

questa varietà molto sorprendente e volevo sapere, come è capitato,

e cosa c’è dietro….

“Sì, a volte c’é anche il latte di cavalla, ma anche di questo troppo

poco, per poter offrirlo ai gruppi di escursionisti. Il segreto esiste

probabilmente nella consapevolezza dei Global Natives”, ha detto la

malgara con orgoglio. Che vuol dir tanto che hanno qua innovato

nuovamente la vecchia cultura alpina. La malgara ha continuato a

raccontare:

« è stata ripresa gran parte della conoscienza tradizionale e

comprovata , ma abbiamo rinunciato ai dogmi allineati alla pura

economicità dell’agricoltura industriale. Ma questa pressione

economica, che è arrivato logicamente fino nelle parti più nascosti

delle valle, ed hanno portato negli ultimi cent’anni alla distruzione

totale della vecchia cultura alpina. In tempi passati qui cerano ca. 80

vacche da mungere. Oggi questo non si può più fare.

Noi lo facciamo in modo diverso: In quanto noi con i nostri animali in

inverno non possiamo andare nel profondo della valle bassa,

abbiamo solamente 2 vacche di una vecchia razza estensiva. La stessa

razza, ‘Rätisches Grauvieh’, che viene tenuto ancora da altri contadini

che stanno più in avanta della valle, affinchè conviene tenere un toro

in comune, cosicchè le vacche possano ricevere ogni anno dei vitelli.

Queste due vacche aiutano a coprire il fabbisogno del latte fresco per

tutto il Campo e restano di sotto sul pascolo. Ma qui sulla malga

abbiamo al posto delle 80 vacche 70 yaks e 5 bufali indiani, 30

pecore da latte e 40 capre. Appartiene al nostro concetto del ‘piccolo

tibet’, che nel dettaglio forse è meglio che lo rileggete nel materiale

informativa, che sono esposti in diversi luoghi.

Perché il tempo non sarà sufficiente a spiegare tutto questo. Voi

volete ancora partire per la malga alta. Solamente questo: Noi

sverniamo tutti gli animali della nostra alta valle e i yaks, che

originariamente provengono dal Tibet e dalla Mongolia e che

assimogliano di più al nostro bovino anchestrale e al bisonte, sono

appunto in grado di soppravivere nell’inverno all’aperto senza dover

essere ulteriormente alimentato. Vale altretranto per i pony, le

pecore e le capre. Tuttavia mandiamo le pecore e le capre d’inverno

in altitudini più bassi, dove possono nutrirsi sopratutto di castagne

del bosco e dal rosicare di boccioli e cortecce. Essi così coadiuvano

anche che non tutti i prati e i pascoli si richiudono con arbusti e

alberi. Se si hanno però troppe capre e pecore sullo stesso posto,

allora fanno danni…, anche qui si tratta sempre di una questione di

Per la nostra economia naturale è ugualmente importante e

lentamente sviluppiamo insieme una nuova visione olistica di una

cultura alpina, con la quale molto viene nuovamente reinventato o

combinato. Anche il sociale, la comunità o la stirpe

Tuttavia non siamo in grado di mantenere i nostri tanti ospiti con

viveri, ma basta appena appena per la nostra autosufficienza con

alimenti di base. Questo forse vi è stato spiegato già diversamente.

Ma purtroppo non è più possibile, come in passato, a ricevere vacche

della pianura per le malge estive, e questo anche causa della

pressione economica, che giace sulle spalle dei contadini. »

Il tempo bastava appena solo per un breve giro intorno agli edifici

della malga ed una breve vista nelle baite, prima che la compagnia di

escursionisti ha dovuto nuovamente mettersi in marcia.

Esistevano tre edifici, che sono stati costruiti nello stile tradizionale

locale macigno, probabilmente 150 -200 anni fa, e su ruderi ancora

più antichi.

Il caseificio con cucina e baita, dove in passato anche all’interno

hanno dormito e abitato, un edificio annesso, che è servita da cantina

di formaggi e latte e da dispensa alimentare è stato già costruito da

tempi antichi così nella roccia che rimase fresco anche in piena

estate. Più indietro, a metà altezza della parete del monte, una

piccola sorgente sgorgava tra le pietre. Quest’acqua veniva condotta

da un canale intagliato da un ramo di legno grosso attraverso la

parete laterale, all’interno in un vecchio trogolo in pietra di granito,

che serviva come vasca di raffreddamento e da cui l’acqua scorreva in

un lavandino, da lì sul suolo e poi dalla parete fuori all’aria aperta.

La stalla lunga, nella quale prima le 80 vacche venivano legati e munti

e dove trovavano protezione, era stato completamente trasformato

in un’alloggio per gruppi, che venivano usati per classi di scuole e per

il proggetto ‘scuola del selvaggio nelle alpi’, che era sempre al

Anche qua veniva introdotto molta più luce tramite interventi

La famiglia della malgara, che era addetta per i yak e i bisonti e

condividevano la responsabilità per l’alpe con i pastori delle pecore e

capri, vivevano nei yurti che sono stati piantati per l’estate nelle

vicinanze della malga.

Cosa era ulteriormente particolare in questa alpe era, che aveva

davanti alle capanne, disotto in luogo protetto, un giardino con

insalate e crauti , dove in parte protette da piccole tende di folie,

crescevano le insalate integrato con ravanelli, cippolotti, spinaci,

crescione e fiori commestibili, come la Calendula.

Il giardino è stato collocato sul terreno, dove una volta si coricava il

bestiame e per un periodo di 200 anni o più si lasciavi lì lo sterco di

vacca, il quale nel frattempo si trasformava in un terriccio di colore

nero intenso e perciò in un biotopo fertile. Dove però prima cresceva

a causa della eccessiva concimazione erba cancrena.

Durante il cambiamento in un’orto ognuno dei migliaia di piante

dell’erba cancrena doveva essere sradicata con le loro forti e

profondiradici. Questi però non sono stati poi semplicemente gettati

via, ma le radici venivano lavate, asciugate, macinate e tostate,

quindi utilizzati come bevanda simile al caffè. Dai fogli si produceva

un fertilizzante liquido per il giardino. Ora tutto il giardino era

recintato con uno steccato in legno tradizionale e in parte con piccole

‘Antifurto’-protetto da capre, pecore e yak, che si avrebbero preso

dalì volentieri occasionalmente qualche lecchornia, ma però lasciati

per il giardiniere dell’alpe una devastante distruzione.

 

Questo e anche gli altri giardini della montagna dei Global-Natives

erano veramente meravigliose ‘opere d’amore’ e dell’arte di

coltivazione bio-dinamica e del design della permacultura. La

protezione dal vento, che quà è stato molto importante per creare un

ottimo microclima e che era una parte del designing della

permacultura, poteva inizialmente essere raggiunto solo con

numerosi pareti di reticolato in legno. Su questi crescono in certi

posti piccoli alberi di larici, che peró a causa dell’altitudine e della

lenta crescita neccessitano ancora tanti anni, finchè raggiungono una

dimensione efficace.

Poi tutta la tenuta dell’alpe era recintata ad una distanza di 30 – 200

metri, in modo che gli animali non potevano stare sempre intorno le

capanne e tutto l’impianto aveva l’aspetto di un parco naturale e

E così si poteva godere i tanti fiori alpini e se tutti, di volta in volta,

erano appassiti l’erba veniva sfalciata ed essicata in fragrante fieno

Rifugi per gli animali, che gli proteggeva da piogge battenti e dalle

calde ore delle giornate, erano naturalmente fabbricate al di fuori di

queste zone intorno alle baite. Erano teloni simili a quelli del circo,

che venivano tesi attraverso due grandi tronchi d’albero. E le

rispettive posizioni erano scelti in modo tale che erano protetti

contro venti più forti. Luoghi, dove gli animali venivano volentieri e

che erano anche addatti, e che, quando si radunava sufficiente sterco

sul posto, questo poteva essere trasformato in piccoli giardini e

campi. Questo era già dopo una stagione estiva il caso. E in tal modo

si sono sviluppati tanti diversi campi e giardini, che sono divenuti in

continuazione, in una rotazione di cultura di 7 anni, luoghi di

collocazione per gli animali. Con le tre diversi mandrie si

sviluppavano così 21 ulteriori giardini e campi fertili. Un’ulteriore

beneficio è stato il fatto, che i luoghi di protezione sono stati coperti

da teloni e in quel modo il letame non veniva dilavato dalle acque

piovane e non veniva bruciato dall’ intenso luce del sole, ma fino alla

partenza della mandria era ancora protetto. Prima che i teloni sono

stati prelevati il letame veniva integrato nella terreno e coperto con

pacciame organico e con composto idrofugo. In primavera c’era di

volta in volta una superficie di terreno coltivalibe, ciò creava la

condizione per ottimi rendimenti, anche su livelli più alti delle alpe.

Inoltre era un contributo attivo per la tutela della qualità dell’acqua e

riduceva anche le emissioni di gas serra, che di solito vengono

emanate dal letame.

È stato interessante vedere anche, come hanno usato “bene anche i

pascoli che sono bene da falciare senza pietre “. Subito dopo il

scioglimento della neve e alla volta alla miglior costellazione, veniva

seminato nei prati i cereali di montagna, secondo la posizione orzo

nudo e segale. Questo senza arare il terreno, appositamente si usava

un particolare metodo sviluppato dal giapponese Fukuoke, come

ampliamento della permacultura. I semi venivano impaccato con un

procedimento speciale in piccole palline di fango e così erano protetti

dall’ingozzare degli uccelli quando venivano seminati.

Successivamente, i cereali vegetavano in alto insieme con il fieno

alpino e quando era matura veniva mietato e quindi trebbiato. I grani

sono il nostro prezioso grano per l’autoapprovvigionamento, ma poi

la trebbiatrice ha mollato anche fiori di fieno molti preziosi, che

abbiamo fornite alle farmacie,in quanto derivavano desiderabili

additivi da bagno. I semi di fiori alpini sono anche abbastanza

ricercati e la miscela di paglia e fieno è mangime invernale che

abbiamo stratificato in modo tradizionale all’esterno che gli animali

possono prendersi da soli. Anche in questi posti in primavera il

letame veniva sviluppato in una collina d’aiuola che ci regala di nuovo

fantastici raccolte di verdure.

Nel frattempo, dopo aver esaminato tutto, era ancora una volta ora a

continuare l’escursione. La gente faticava a separasi da questo luogo

costruito e sviluppato così armonioso. Emanava , come gli altri luoghi

dei Global-Natives, una forza ed un’ energia solenne. E cerano

talmente tante cose interessanti da scoprire che sono state fatte con

molto amore per i dettagli. Così non era nessun miracolo, che la

gente era molto volentiere qua come vistatori e che era sempre

pieno….

Lea convocò il gruppo per la partenza e io camminavo di nuovo

come capogruppo e lei faceve il fanalino di coda, come prima. Il

percorso serpeggiava lentamente su per la montagna traverso i

pascoli. Si notava sempre di più l’altezza, in quanto gli alberi

Carta concetto & copyright di: Ursus Schwarz, Agricoltore laureato/

Mentore Demeter & Arte sociale

Informazione del campo in estate 2014:

Ai nostri posti avevamo la seguente informazione per il publico:

„nuovi walser“ – Progetto di recoltivazione

I cavalli che pascolano qui à Alpe Prà Bernardo sono parte di „nuovi walser – alpi cultura“ e del progetto di recoltivazione. Questo e una iniziativa di recoltivare quello terreno di conservarlo come terreno da pascola e anche di evitare un coperto di boschi.

Comunque il bosco sia molto importante e predominando in questa zona, alcuni terreni da pascolo aperti sono significativi per l’ambiente, per la selvacina, la protezione di fuoco e per la biodiversità rica nelle zone periferiche.  Anche per i viatori sarà un piagiere di vedere i bei cavalli sul questi terreni soliti sulle alpi e monti.

Quel progetto si ripercuote positivo per tutti e ringraziamo tutte persone che  incontrano con benevolenza a nostro lavoro e lo sonstendono ai sue possibilità.

A parte della recoltivazione i nuovi walser provano di creare una „cultura alpi e monti“ persistente e avveniristica secondo alla tradizione secolare dei Walser di cultivare terreni alpini non utilizzati in maniera pacifica. 

Desideremo che l’autorità sarebbe ricordata che la cultura degli Walser e stata represso e destruito brutalmente mentre l’era Mussolini. Per questa ragione speriamo che l’autorità incontraci con benevolenza e preghiamo di sostenere questa progetto di nuovi walser alpi cultura recoltivazone.

                                                        Grazie

P.S.:   Per noi non sarebbe sempre possibile di raggiungere i proprietari personalmente per andare a prendere una concessione corrispondente. Vi preghiamo di prendere contatto con noi per conciliarci.

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